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martedì 6 marzo 2012

I due Mimmo (Serra Dolcedorme 04032012)


I due Mimmo 
Alpinistica invernale del 4 marzo 2012 alla Serra Dolcedorme via Pietra Colonna

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Occasioni escursionistico-alpinistiche per salire sulla Serra Dolcedorme dagli scoscesi versanti Sud come questa offerta dal CAI di Castrovillari non ve ne sono tante per chi ama la montagna ma vive al Sud: è cresciuta con questo spirito di aspettativa questa escursione sin dai primi giorni quando è stata pubblicata sul calendario degli appuntamenti di sezione.
In verità Mimmo P. me ne aveva già parlato l'anno scorso sul finire di marzo con una mail appasionata in cui descriveva l'ascesa fatta con condizioni piuttosto piacevoli al fianco dell'amico Mimmo M. 
Questo il preambolo di quella che è stata, potrei definirla in tanti modi ma fra questi quella che più mi piace, "l'escursione dei due Mimmo", da loro proposta, da loro organizzzata e sapientemente gestita dalle prime ore del mattino fino agli ultimi scampoli di luce del crepuscolo.
Al Dolcedorme per la direttissima con deviazione a destra, questa la sintetica idea che ho percepito del percorso che visto dall'autostrada preoccupa e inquieta: un versante aspro e roccioso, pieno di balze e contrafforti che sbucano dai 1800 metri in su quando i faggi iniziano a diradarsi. Un versante che ammonisce sul come l'attraversamento e la risalita non possano che essere il frutto di estrema pazienza e sacrificio, costanza e determinazione, tecnica e capacità fisica da farsi ognuno col proprio zaino, con le proprie gambe ma soprattutto con la propria testa. Così, ancora una volta, mentre finisco di metter mano alle ultime ferraglie, un po' interdetto penso: "Andiamo su ... e speriamo che me la cavo anche stavolta!"
 
Si parte che sono passate le 7,30 da pochi minuti fra i pini del rimboschimento di Valle Piana a circa 1000 mslm. Le copiose nevicate delle settimane passate hanno determinato uno spostamento di una settimana per questa ascesa per consentire ai canali di assestarsi e consentire una più agevole progressione su neve compatta o ghiaccio. Tuttavia il caldo fuori stagione degli ultimi due-tre giorni con uno zero termico salito ai 3000 metri hanno determinato un generale allentamento del manto nevoso che si è presentato subito piuttosto ostico.
Le prime fibrillazioni adrenaliniche per questa volta sono su roccia: sono sorpreso, non immaginavo un via di tal genere dove le mani cercano appigli forti per aiutare le gambe a tirarsi su e salire: sono già a pezzi che non siamo ancora arrivati al cosidetto Campo Base, oggi proprio non sembra una giornata giusta, ma non si può ormai mollare: già la sveglia alle tre e un quarto aveva dato questo tipo di avvisaglie, ora ci sono conferme.
In uno degli ultimi passaggi su roccia, mi smonto letteralmente: chiedo a Franco O. (il materano dei due Franco) di farmi sicura per un piccolo "simil-diedro" che ritengo insormontabile solo a guardarlo: il più del gruppo è già oltre, solo qualcuno ancora dietro un centinaio di metri: appiglio su roccia, fettuccia, HMS, mezzo barcaiolo, mezza corda, otto infilato e mio imbrago sono gli attrezzi magici che mi ridanno nuovo vigore e vai... siamo di nuovo su a guardare gli altri affrontare il saltino con tanta disinvoltura!
Al Campo Base, piccolo terrazzo fra costoni rocciosi, gli altri sono lì che aspettano per la prima foto di gruppo; la neve è molle ed i ramponi ancora non servono, così si discute: non faccio in tempo a rifiatare che si riparte, zaino in spalle iniziamo a destra il lungo traverso su neve che ci condurrà al canale di Pietra Colonna, un monolite roccioso che si erge isolato. Massimo, Franco F., Giuseppe, Enzo battono la traccia che noi seguiamo ordinatamente mentre la neve sfonda sotto i nostri passi e sotto i caldi raggi del sole. Nella lunga fila che si snoda fra i faggi mi ritrovo fra Mimmo M. e Gaetano, Luigi e Carla con cui provo a tirarmi su tra fiato corto e gambe di piombo.
 "Pensa a chi sta davanti", mi dico così provando ad alleggerire la fatica. Attraversato l'ultimo canalino siamo all'imbocco del canale magico di Pietra Colonna e riteniamo opportuno calzare i ramponi prima di prendere di petto le pendenze più impegnative.
Guardando in su gli scenari spettacolari iniziano a venir fuori dagli alberi che si diradano: canali e canalini fanno immaginare mille vie di risalita, più o meno ardite fra i loricati dominatori incontrastati di queste rocce: non so cosa sia successo, forse i fichi secchi, forse una buona bevuta di acqua e sali, forse il vedersi tutti li a calzare i ramponi ma il mio spirito e le mie gambe sembrano riprendersi prima di affrontare gli ultimi 250 metri di risalita nel canale che ci porterà in cresta e poi da li in cima.
Ed ecco che sotto la Pietra Colonna Mimmo P. esprime il suo massimo giornaliero: per immortalare il momento sotto il monolito si muove, richiama alle posizioni tutti gli astanti, ridiscende il canale per trovare la luce giusta e l'inquadratura oppportuna: sembra un personaggio metafisico indomabile a metà fra un regista teatrale ed un colonnello sul campo mentre noi, così sorpresi da tanto impetuoso entusiasmo, rifiatiamo e ci godiamo lo spettacolo. Fatte le foto la progressione finale non può più essere rimandata: gli scalini tengono bene, un sasso velocissimo rotola sfiorando tutta la compagnia col naso in su pronta a schivarlo, Max disegna una via che ci porta ad un canalino strettissimo che solo lui conosce e in breve siamo fuori dopo un 65-70° di pura adrenalina ed un rinnovato vigore di gruppo. 
La cresta e la vetta sono ormai vicine che contrastano l'azzurro del cielo, qualche nuvola e qualche filo di vento ci mettono apprensione metereologica ma la cima chiama ed eccoci nuovamente a gradinare, questa volta su una pista già battuta da qualcuno prima di noi: in cresta e poi, fugate alcune perplessità, a goderci la cima fra sorrisi, abbracci, strette e pacche di soddisfazione, battute condide di sana ciutìa e qualcosa da mettere sotto i denti.  
L'aria è tersa, limpida e la cima è letteralmente sommersa da un paio di metri di neve tanto che non c'è traccia della piramide di pietre che segna la vetta: per cui, niente Libro di Vetta e nessuna traccia scritta oggi, ma i volti soddisfatti impressi nei cuori sono sigilli ancora più indelebili in ognuno di noi.
Anche qualche foto con tuffo, solo per pochi intenditori, condisce e impreziosisce questi momenti magici sempre troppo brevi ma così intensi. E purtroppo siamo già a scendere sulla via del ritorno mentre si osservano cornici e impressionanti segni di slavine recenti.
Il ritorno dal canalone del Faggio Grosso ci vede ritornare bambini: in principio mi sembra inopportuno poi anch'io mi lascio trasportare e giù, via col sedere per terra a scivolare magicamente nel canale e poi, come Max annota, "col culo al sole ad asciugare".
Tuttavia finite le pendenze del canale si ricomincia a camminare fra gli alberi: Franco e Massimo battono sistematicamente la traccia, una faticaccia nella neve che è solo ottima pappetta per qualche sorbetto di frutta ma, purtroppo, spezzagambe anche se in discesa. Ciononostante siamo sempre lieti e soddisfatti dell'avventura trascorsa, felici della giornata vissuta fra amici: si sente da discorsi, dalla condivisione delle ultime golosità o dalle ultime mani d'aiuto a tirarsi su nella neve colabrodo.
Mi sorprendo ancora una volta nel vedere Mimmo P. così pieno di fermento, un autentico giovanotto delle montagne a cui la neve non toglie mai sorriso ed entusiasmo: pur nella mia stanchezza, oggi davvero tanta come l'acqua nelle scarpe e nei vestiti, immagino quello che prova dopo aver visto il gruppo prima un po' perplesso e sfiduciato, arrancare e faticare in salita, poi godersi la cima in un clima di calma euforia posati sul bianco e persi nel blu. Così come mi solleva da questi passi pesanti la squisita gentilezza di Mimmo M., sempre così tranquillo nel mettersi a disposizione di chi gli chiede una mano o una spinta, come nel mio caso sotto la roccia più ostica della giornata.
Credo che la montagna così vissuta sia vero insegnamento, non una montagna di prestazioni estremizzate verso la fisicità del gesto tecnico-atletico ma una montagna rivolta alla sostanza più interiore cosicchè ogni volta "è un ritrovarsi dentro" nel ritornare da giornate così intense di emozioni.

Grazie a tutti ... e alle prossime.






PS: 4°, 5°, 7° foto sono opera di Stephan mentre l'ultima è di Massimo

martedì 28 giugno 2011

Sulla cresta dell'Infinito (26062011)


Sulla Cresta dell'Infinito  
(26 giugno 2011)


Grazie alla tenacità di due grandi appassionati escursionisti e camminatori delle montagne dell'Associazione Trekking Falco Naumanni di Matera che hanno coordinato questa escursione  mi ritrovo a raccontare un  altro piccolo traguardo di montagna: la Cresta dell'Infinito, il percorso di cresta che va dal Colle della Scala (1300 mslm circa) alla Serra Dolcedorme (2267 mslm), grossomodo da SudEst a NordOvest traversando il fronte orientale del Parco del Pollino fino alla sua cima più alta, cuore del parco.
Da anni mi affascina l'idea di compiere questa traversata ed i racconti e le descrizioni che si trovano in rete – e fra questi in primis quelle di  "u lupu", Master e Max, appassionati e forti alpinisti del Sud che comunicano ed incoraggiano in questi anni la frequentazione dei percorsi di montagna con i rispettivi blog- e le originarie descrizioni di Giorgio Braschi hanno preparato questa gran bella avventura di montagna: sottolineo "avventura" perchè camminare in montagna (per più di 20 km e con un dislivello positivo intorno ai 1400 metri) rappresenta sempre una attività da prendere con le dovute attenzioni e con buona dose di determinazione psico-fisica.
La giornata è molto ventosa, vento teso da Nord ci taglia la faccia e raffredda il corpo già arrivati al Colle San Martino (1100 mslm circa, in comune di Civita) dove posteggiamo le auto alle 8 di mattina.
Il gruppo composto da 11 trekker si muove svelto, troppo svelto per i miei ritmi e mi ritrovo già ad ansimare ai primi metri prima del Colle della Scala: qui però, una gran bella sorpresa ci allieta subito la giornata. Un gruppo di escursionisti proviene dalla Timpa di Ratto e fra loro troviamo Nicola Zaccato, l'uomo delle 10 cime del Pollino (o delle 7-8 dell'Orsomarso): compiono una traversata di di diversi giorni dal Mare Tirreno al Mar Ionio, da Ovest ad Est, passando per diversi comuni che li ospitano, una "Calabria coast to coast" per citare Papaleo così come ci diciamo al momento.
Veloce foto ricordo e siamo sulla salita che ci porterà alla Timpa del Principe: il vento la fa da padrone ma allo stesso tempo, disegna con la schiuma bianca del mare i limiti della costa che sotto di noi appare meravigliosa: giornata limpida e cristallina, un azzurro meraviglioso fa da sfondo ai nostri volti affaticati ma sereni. Sull' "Altopiano del Principe" meravigliosamente ci accompagna la valle del Raganello con le sue spaccature geologiche vertiginose: oggi non sto molto a guardarlo e mi proteggo dal vento camminando coperto, anche se in solitaria, una decina di metri sotto la linea di cresta, a Sud, osservando così la Valle del Coscile ed i monti dell'Orsomarso.
Avanti a noi scorgiamo ora un altro gruppetto di escursionisti, abbastanza nutrito (18 persone credo): è il CAI di Potenza che sapevamo avrebbe affrontato oggi lo stesso percorso di cresta con inizio dal Colle Marcione: li raggiungo prima della discesa per il Passo del Principe e, inconfondibile, ecco la sagoma di Giancarlo che calorosamente, e con qualche sfottò cabarettistico appulo-lucano, salutiamo con Leo e Tommaso: una settimana fa, dall'altro lato della Valle del Raganello, sulle pareti della Falconara osservavamo la linea di cresta e parlavamo di oggi con tanta voglia di provare a farcela.
Siamo sotto la Manfriana orientale al Passo di Marcellino Serra e chiedo a Franco, intrepido e tenace coordinatore di questa giornata, di andarmene in solitaria aggirando la Manfriana a Sud fino all'Afforcata: un fastidioso mal d'orecchi dovuto al vento mi spinge a stare protetto il più possibile contro questo vento teso di più di 20 nodi: rimaniano in accordo per incontrarci nuovamente sulla Manfriana Occidentale, quasi un incontro di due strade diverse. Il gruppetto del CAI è un po' indietro e Giancarlo rimane con il suo gruppo mentre in compagnia di Leo mi dirigo all'Afforcata: piccola sosta al riparo dal vento in questa magnifica gola, praticamente invisibile quando si guarda la cresta da Nord, e piccolo spuntino a base di prugne. Il vento asciuga il sudore e quasi non ci si rende conto di perdere liquidi: in queste situazioni meglio idratarsi per tempo, anche se non si ha sete. Ormai del gruppo (o dei gruppi) non vediamo più tracce e raggiunti da Tommaso che scende dalla Manfriana decidiamo di scalare questa parte della Manfriana occidentale priva di vegetazione che però, a giudicare dai sassi che si trovano a valle, potrebbe "scaricare" pericolosamente: ma il disgelo è ormai andato e rischi non dovrebbero essercene. Con alcuni passaggi di I-II grado siamo nuovamente in cresta e vediamo piccoli gruppetti che scendono ora nell'Afforcata, non distinguendo più, ormai, chi siano.
Dopo grandi pause e tentativi di collegamento telefonico con il resto del gruppo, decidiamo di rimetterci in cammino almeno per raggiungere un minimo di cresta più agevole dove sia possibile scorgere persone in movimento verso la cresta.
Intanto il tempo passa, con un po' di passaggi su gradini rocciosi ci ritroviamo già in prossimità del Passo del Vascello: Leo e Tommaso sono un centinaio di metri davanti quando il telefono vibrando mi da certenza di un minimo di segnale: mi fermo e provo alcune telefonate e finalmente parlo con Franco che mi racconta come nel gruppo ci sia stata una piccola défaillance, piccolo cedimento dovuto alla fatica di un partecipante e che, pertanto, Rocco è ritornato indietro alle macchine (saprò in seguito che anche Nicola si è offerto quale accompagnatore per lo sfortunato episodio dovuto alla stanchezza); il gruppo pertanto è un po' in ritardo ma, niente problemi, ci si vede sulla cresta o al più in vetta. Raggiungo Leo che mi aspetta e lo aggiorno dell'accaduto mentre Tommaso è già due-trecento metri avanti: piccola sosta a base di wafer e liquidi ricchi di sali minerali e si riparte.
Superato il Passo del Vascello incomincia la lunga "spianata inclinata" che conduce, passando per la Timpa del Pino di Michele, alla vetta della Serra Dolcedorme.
Ancora una volta Leo mi stacca mentre mi attardo nel riposarmi e nel godermi questo spettacolo immenso e superbo che mi si offre davanti: ora vedo il resto del gruppo sbucare sulla cresta e mi rassereno anche se già dopo la telefonata con il resto del gruppo ero più tranquillo; camminare protetto a Sud ha concesso una tregua al "malanno di giornata" che ormai al cospetto di tanta "infinita" serenità si è dissolto: ora mi sento libero di viaggiare oltre che con le gambe, che sembrano tenere bene, anche con la mente, nei ricordi e nei pensieri che riguardano la montagna.
La cresta è meno affilata rispetto al primo tratto della Manfriana occidentale, richiede meno concentrazione cosicchè lo sguardo può cercare luoghi e disegnare vie di salita: arrivo così al Canalone del Faggio Grosso e qui la mente non può che affacciarsi alla giornata vissuta lo scorso Gennaio con il CAI di Castrovillari, mio primo appuntamento di impegnativa salita con ramponi e piccozza: volti, immagini, suoni e parole sono nell'aria e nel vento che appena si è sul filo di cresta ricorda la sua impetuosa presenza.
Adesso bisogna passare necessariamente a Nord perchè a Sud ci sono grandi balze rocciose che disegnano la spalla Sud del Dolcedorme: Leo ormai è distante e arrivo così, immerso in queste piacevoli sensazioni dei ricordi a varcare la porta di uscita della Via Luzzo per osservarla dall'alto: il vento alle spalle mi fa temere nell'affacciarmi sul canalino e mi lampeggia la precarietà della vita "un brivido che vola via, ... un equilibrio sopra la follia" sussurrandomi nella mente le note di questa canzone; continuo la mia ascesa "fuori da tutto", la vetta è ormai vicina e quasi mi dispiace: un gruppo di cavalli è fermo a brucare nella prateria incurante del vento che fa vibrare e risplendere con il sole il colore dei loro manti mentre il capobranco fiero e fermo mi osserva: mi tengo distante in ossequioso rispetto e dopo un po', quasi senza accorgermene, sono sull'ometto che segna la vetta: è fatta, almeno per quanto riguarda la metà del percorso ed il raggiungere il punto più alto. Ancora una volta mi godo l'emozione di vetta e ringrazio il cielo di avermela concessa immerso nel vento e nel cielo azzurro.
Sono le 13,20 e una passata sul libro di vetta è d'obbligo per segnare questo momento tanto atteso: le parole però, sono così intrecciate con i pensieri che non riesco ad esprimere un concetto che possa sintetizzare appieno l'emozione del momento: lascio solo una speranza per una prossima volta in invernale ed un'altra rivolta alla via del ritorno che tanta è ancora da fare. Poi accendo il telefono e chiamo Enzo, amico prezioso di tanta montagna vissuta che oggi non è qui perchè legato a responsabilità famigliari molto più importanti, e lo informo della vetta raggiunta  (e del "dolores de petas" nelle mie scarpe) così come promesso la sera prima: poche parole e la telefonata si interrompe magicamente per assenza di campo.
Ho lasciato a casa, oggi, la macchina fotografica ed allora cerco di recuperare e fissare tutte le immagini odierne consapevole, purtroppo, che non sarà possibile: gli altri si godono un po' di sole a Sud mentre aspettiamo il resto del gruppo. Tuttavia alle 14,00 e qualche minuto, non vedendo in lontananza nessuno decidiamo di scendere ai Piani di Acquafredda per incontrare Tonio e Margherita che dovevano aspettarci li, saliti per la Fagosa: al contempo pensiamo che forse al Passo del Vascello ci possa essere stata qualche variazione di programma.
Letteralmente ci buttiamo a capofitto nella discesa d'erba verde che qualche scivolata trasporta sul retro dei pantaloni: la via più tranquilla prevedeva un passaggio per la Timpa di Valle Piana e per la Sella delle Ciavole ma prendiamo una direttissima (che già sogno di percorrere in invernale in salita) che in meno di mezz'ora ci porta al Piano di Acquafredda dove incontriamo un po' di amici di altre associazioni, di altre città: GeoTrek. Gianfranco con la sua telecamenra sempre pronta è il primo con cui ci scambiamo un saluto ed a seguire, con tutti, un po' di chiacchiere e notizie dei percorsi fatti: loro scendono dalle Ciavole dopo aver percorso tutta la cresta in compagnia dei loricati e ritornano alla Duglia (Terranova di Pollino) dove hanno lasciato le macchine.
Gli incontri in montagna hanno sempre un sapore speciale, credo valgano molto più di quelli quotidiani: la passione per la montagna ed i luoghi sono sicuramente il detonatore per queste piccole esplosioni di gioia quando ci si incontra o re-incontra ricordando giornate passate, aneddoti, curiosità, progetti per il futuro.
Eccoci ora con Tonio e Margherita che sono qui pazienti ad aspettarci: li informo dell'intoppo giornaliero e nel mentre vediamo persone che si muovono sulla cresta di vetta: sono diversi gruppetti e non sappiamo distinguere se CAI Potenza o Falco Naumanni di Matera.Passati un po' di minuti vediamo scendere un gruppetto -sperando siano i nostri- verso i piani e poi dopo un po' finalmente il mistero è svelato e ci ricongiungiamo.
Piccolo riposo, foto del gruppo riunito ed eccoci a scendere per "La Scaletta" verso il "Piano di Fossa" e da qui nella Fagosa. Alessio, escursionista in erba ma con grandi doti da trekker, mi chiede quanto manca ancora: con dispiacere lo informo che una decina di chilometri sono ancora da farsi anche se la strada e abbastanza semplice: così è, infatti, e discorrendo del più e del meno giungiamo alle macchine in un paio d'ore. Con Franco ci riproponiamo l'idea di rifare questa traversata con tanti che oggi non hanno potuto e magari, penso io, con un po' meno vento!
Siamo tutti molto soddisfatti e consapevoli di aver vissuto una gran bella giornata escursionistica, anche se un po' faticosa: la stanchezza si sentirà anche nei giorni successivi ma, passata, lascerà il posto alle emozioni ed ai ricordi ma, soprattutto, ai progetti per nuove esperienze di vita in montagna.

Alla prossima


PS: per le foto, spero di averne qualcuna al più presto

PS2: ecco alcune foto di Leo S. che ringrazio

 
1. Colle della Scala, l'incontro con il gruppo di Nicola Zaccato

 2. Primo spuntino salendo verso la Timpa del Principe

3. Passo del Principe, eccoci con Giancarlo

4. Passo di Marcellino, l'incontro con il CAI di Potenza

 5. Manfriana occidentale, che soggetti!

6. Uno sguardo alla Manfriana orientale

7. Oltre la Manfriana occidentale

8. Prima della vetta di Serra Dolcedorme

 9. (senza parole)

10. Piani di Acquafredda, incontro con il gruppo GeoTrek






lunedì 14 giugno 2010

Una festa sulla terrazza del Mezzogiorno (13062010)


Una festa sulla terrazza del Mezzogiorno


Le lunghe giornate estive sono occasioni propizie per ritrovare le vette e ritemprare lo spirito raggiungendo cime dense di ricordi e motivo di nuovi incontri ed emozioni. Non a caso la montagna si popola: chi vuole provare le cinque cime e svelto riempie l'acqua, chi per la prima volta si muove nel parco e guarda le cime confondendole fra di loro, chi tenta un approccio poco convinto alla topografia e all'orientamento, chi vuole raggiungere la terrazza per esaudire una promessa o festeggiare una ricorrenza: tanti piedi si muovono frenetici o già stanchi, mai domi però, per riempirsi di questa passione chiamata montagna.
Ci muoviamo chè è mattina presto lasciando il caldo e l'afa che attanagliano città e pianure: la quota all'Impiso ci consente di respirare ben altra aria ed i volti sorridenti si allungano sul percorso: siamo in diciotto oggi a voler tentare la vetta del Dolcedorme, l'attico del Mezzogiorno d'Italia, ed a dare sostegno e morale a tre creature sotto il metro e trenta che vogliono raggiungere questa meta: l'obiettivo quindi, più che in altre occasioni, è salire tutti, esserci tutti: ognuno con i propri pensieri, con le proprie forze, ognuno sui suoi passi più o meno grandi: Rocco, Franco; Tonio, Nicola sono solo alcuni nomi ma lo spirito e la voglia di farcela oggi ha un solo nome. La via scelta è la cosidetta normale, senza un motivo particolare, una via che sicuramente è la più calda vista l'esposizione prevalente a Sud: ma oggi niente calcoli, gambe in spalla si va.

Raggiunta la quota 2000 al nevaio sotto il monte Pollino e salutati i primi guardiani loricati, un po' di sguardi verso la valle a Sud e già si cavalca il verde misto alle rocce per superare l'ultima cresta che divide lo sguardo fra noi ed il lungo profilo della bella che dorme: si suda e si fatica ma qualche chiazza di neve ci rinfresca corpo e spirito. Per Luca, il più piccolo della compagnia, oggi è più dura: testa e gambe non sono proprio d'accordo così, superata ormai la Sella Dolcedorme e rinfrancati da un po' di Malevento che oggi è di grande aiuto, rimaniamo indietro con l'aiuto provvidenziale di Giovanni e delle sue noci magiche che ridonano energia alle piccole gambine.
La timpa di Valle Piana ci guarda dall'alto e nasconde per qualche passo ancora l'ultima mole della lunga cresta: superata anche la timpa il gioco degli indovinelli e le canzoni di qualche cantautore si rivelano provvidenziali per allontanare la fatica degli ultimi sforzi: la sagoma di Stephan con la sua maglietta rossa e poi quella di Enzo ci appaiono già in vetta mentre gli altri della compagnia sono sparpagliati lungo l'ultima salita: ormai Luca sente che è fatta ed il ritmo scandito dalle canzoni di De Andrè e Bennato lo dimostra: quanto fiato in questi polmoni di sei anni appena!


 
Ci gustiamo guardando a Sud un fianco di montagna pieno di loricati e ringrazio dentro di me Giovanni per questa bella ultima salita, una salita a tre. Ma le sorprese non sono finite anzi sono ancora da venire: alzo la testa e ad una cinquantina di metri vedo una sagoma amica che non è partita con noi dall'Impiso: sorpreso guardo meglio e aguzzo gli occhi appannati da luce e sudore: non è solo una la sagoma amica ma ben due! Una maglietta verde ed una viola, i colori più belli della giornata: Imma e Salvatore, che bello! Li vedo salutare Giovanna che oggi raggiunge anche lei per la prima volta, questa vetta. Penso così che quindi c'è anche il CAI di Castrovillari in vetta così come avevo letto dai programmi. Lo comunico a Luca che sembra così, in un attimo, aver smaltito tutta la fatica ed accelera per superarci e raggiungere subito chi lo attende per salutarlo: per ultimo arranco sull'ultimo pezzo di salita prima della cresta di sommità: un abbraccio e parole affettuose mi riempiono il cuore di felicità: mai come oggi questa montagna è così rigogliosa di gioia.
Raggiunta la vetta vedo altri volti amici: Gerardo, mi cerca e mi accoglie e ci presentiamo: dopo esserci solo conosciuti al telefono finalmente possiamo stringerci la mano e scambiarci un abbraccio; raggiungo velocemente Mimmo Pace che vedo sul cumulo di pietre che segna la cima: così come Gerardo non avevo ancora conosciuto nonostante la sua gentilezza di mandarmi copia di un suo libro, unico per taglio ed immagini raccolte, che racconta la storia di queste montagne "I Pionieri del Pollino": scambiare qualche parola con chi questa storia l'ha vissuta già in altri tempi -quando le montagne si calcavano spesso con miseri mezzi e pochi viveri, alimentati solo dalla passione profonda- è stato per me un onore grandissimo: scambiarle qui su questa vetta una cosa indimenticabile.
I piccolissimi firmano e lasciano commenti sul nuovo libro di vetta che Eugenio Iannelli, altra conoscenza telefonica di squisita gentilezza che oggi si concretizza in conoscenza di persona, si occupa di posizionare e rendere disponibile a tutti: siamo in 60 oggi su questa terrazza: 42 del CAI di Castrovillari saliti dal crestone dei Loricati (1400 metri di dislivello e fatica ma godendo di panorami superbi e meravigliosi) e 18 di noi venuti dal versante lucano, un incontro bellissimo in una terrazza in festa.
Ma sono le 14,00 circa, tocca sbrigarsi: alle 14,06 in punto bisogna festeggiare una bimba, Sofia, che ha camminato da grande escursionista per raggiungere questa vetta il giorno del suo compleanno: tirata fuori una piccola torta, una torta da montagna direi, ed una candelina col numero otto fra foto ed il rituale "Tanti Auguri a te" che oggi assume un suono particolare a questa quota, "facciamo i complimenti" per questa giornata festeggiata in questo modo.
Qualche altro minuto di meritato riposo, qualche altra chiacchiera con chi si conosce e si apprezza per via dei Blog sulla montagna (Luigi, Roberto, sono solo due nomi che ricordo di tanti con cui qualche stretta di mano ed qualche sorriso si è scambiato) e poi tocca rimettersi in cammino: per quanto belli questi posti si godono con estremi e lunghi sacrifici ma per pochi minuti: salutiamo a malincuore tutti questi amici e iniziamo il lungo e faticoso percorso in discesa. Al passo della Timpa di Valle Piana (credo si chiami così) un piccolo nevaio che si affacia sulla Fossa del Lupo ci regala la soddisfazione di giocare con l'ultima neve: qualche palla bianca e fresca raggiunge l'obiettivo, qualche altra si perde sulle rocce ma la gioia di esserci è la vera protagonista.
I passi svelti e lunghi dei più allenati raggiungono il bordo del Canale di Malevento e ci aspettano: il ritorno lo facciamo per una via più fresca, sotto la spalla Nord del Pollino: la Fonte di Rummo non è mai stata così bella: tanti escursionisti stanchi oggi si ritrovano a questa fonte a dissetarsi, ad esprimere gioia e soddisfazione per i luoghi vissuti e quanto visto di straordinario. Siamo alla radura alta del Vacquarro e gli entusiasmi della mattina ora sono parole pacate sul finir del giorno e delle bellissime ore vissute: grazie a tutti, compagni di viaggio, è stata una giornata favolosa.

Alla prossima